Endodonzia a Pisa
Radiografie e TAC Cone Beam 3D nella stessa sede, sedazione cosciente per chi la chiede: i canali li segue il Dott. Cristiano Spallanzani, in Via Carducci a Ghezzano.
Radiografie e TAC Cone Beam 3D nella stessa sede, sedazione cosciente per chi la chiede: i canali li segue il Dott. Cristiano Spallanzani, in Via Carducci a Ghezzano.
Questa pagina spiega l'endodonzia a Pisa dal lato di chi deve scegliere: quali segnali dicono che la polpa è compromessa, che cosa accade all'osso se rimandi, come si pesano devitalizzazione, ritrattamento ed estrazione, quanti appuntamenti servono, che cosa deve contenere un preventivo e quando ha senso un secondo parere. In fondo trovi i casi che arrivano più spesso a Ghezzano e le domande della segreteria.
Se stai cercando l'endodonzia a Pisa hai quasi sempre una di queste tre cose: un molare che pulsa la notte, una lastra con un'ombra sotto una radice, oppure la parola «canali» pronunciata da qualcuno senza spiegazioni. Qui trovi come si arriva alla decisione, prima ancora di prendere un appuntamento.
È la branca che lavora sotto lo smalto: la camera della polpa e i condotti sottili che scendono nelle radici. L'obiettivo è uno solo, tenere in bocca un elemento tuo invece di sostituirlo con qualcosa di artificiale.
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Decidi se quell'elemento resta oppure va sostituito. La visita non serve a confermare un preventivo scritto altrove: serve a misurare se c'è ancora abbastanza struttura sana perché conservare abbia senso.
Tre fattori pesano, e nessuno dei tre è il dolore. Quanta parete sana resta sopra la gengiva. Se i condotti sono percorribili fino in fondo. In che condizioni si trova l'osso attorno alla punta della radice.
I primi due si valutano in poltrona, il terzo sulle immagini. Se le risposte sono buone, conservare costa meno di qualunque sostituzione; se una sola è pessima, insistere significa spendere sedute su una struttura che cederà.
Il piano che ne esce lo ricevi scritto e lo leggi a casa, seduto, non con la bocca aperta: alternative, numero di appuntamenti e che cosa succede se scegli di non fare nulla.

Quando l'infiammazione ha superato il punto di non ritorno. I segnali tipici sono il dolore che parte da solo, quello che ti sveglia, quello che il caldo accende per minuti interi; oppure nessun dolore e uno smalto che si scurisce.
Una fitta al freddo che sparisce in due secondi racconta un'altra storia: polpa viva, solo irritata da una carie o da un colletto scoperto. Spesso basta pulire e ricostruire, come nella pagina sull'otturazione, e il nervo resta dov'è.
Il quadro cambia quando la fitta resta dopo che lo stimolo è finito, quando non riesci a indicare con precisione il punto, quando il fastidio sale verso l'orecchio o la tempia. Lì il tessuto è compromesso e non recupera da solo.
Poi c'è la versione muta. Un incisivo preso di striscio anni prima, a calcetto o con una caduta in bici, muore senza far rumore: si scurisce piano e salta fuori in una radiografia panoramica fatta per tutt'altro motivo.

Non si aggiusta da solo. I batteri scendono lungo i condotti, escono dall'apice e cominciano a consumare l'osso: ogni mese perso riduce la parete sana su cui appoggiare, più avanti, la ricostruzione.
Da lì la sequenza è prevedibile: granuloma alla punta della radice, poi ascesso, poi una guancia gonfia in una giornata qualunque. Buona parte delle urgenze che finiscono in pronto soccorso dentistico nasce esattamente così.
Esiste anche un conto pratico. Intervenire in tempo vuol dire una seduta e una ricostruzione; intervenire tardi vuol dire quasi sempre una corona, e a volte un'estrazione con la sostituzione che ne consegue.

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Con le immagini davanti e una regola semplice: si conserva finché conservare ha una prognosi seria. L'elemento naturale, quando regge, resta la soluzione con meno variabili in gioco.
Su un molare mai aperto prima la strada è la devitalizzazione: si toglie il tessuto malato, si disinfetta lo spazio interno, lo si sigilla. Su uno già trattato che ha ripreso a dare fastidio la strada è il ritrattamento canalare, che parte dal capire perché la prima terapia non ha tenuto.
L'estrazione entra nel discorso in casi precisi: radice spezzata per il lungo, pareti sotto il livello della gengiva, osso già perso per una parodontite avanzata. Non è una resa, è la scelta che evita di pagare due volte.
Quando si arriva lì, la sostituzione con un impianto dentale o con un ponte si progetta nella stessa sede, con il Dott. Edoardo Palla, senza cambiare cartella né immagini.

Perché il racconto del dolore indica la zona, non l'elemento colpevole. L'endorale mostra la forma delle radici e l'osso attorno all'apice; la TAC Cone Beam 3D, quando serve, mostra quello che una lastra piatta non può far vedere.
In Via Carducci a Ghezzano la radiologia sta dentro la stessa sede in cui si lavora: panoramica e TAC Cone Beam 3D si eseguono nella stessa mattinata della visita, così la decisione non slitta di due settimane.
La tridimensionale non si fa a tutti e non si fa per abitudine. Serve quando una radice ha una curva sospetta, quando manca all'appello un condotto, quando bisogna misurare quanto è estesa una lesione vicina a strutture delicate.

Nella maggior parte dei casi una seduta per i condotti, più un appuntamento per la ricostruzione. La durata dipende quasi tutta da quello che si mette sopra: pulire bene e coprire male porta comunque alla frattura.
Con un'infezione importante può servire una medicazione di passaggio, e allora gli appuntamenti diventano due. Si lavora in anestesia locale; chi arriva teso può chiedere la sedazione cosciente, disponibile in sede.
Senza polpa la struttura perde elasticità: diventa più rigida e si scheggia con più facilità. Sui settori posteriori si valuta quasi sempre un intarsio o una corona, che distribuiscono il carico invece di concentrarlo.

Guardando che cosa è incluso e che cosa no. Un preventivo onesto distingue il lavoro sui condotti dalla ricostruzione che verrà dopo, indica quanti appuntamenti sono previsti e dice che cosa accade se in seduta emerge qualcosa di diverso.
Le voci da cercare sono poche: apertura e trattamento dei condotti, eventuale medicazione, chiusura provvisoria, ricostruzione definitiva, controllo a distanza. Se la ricostruzione manca, il foglio che hai in mano non è ancora quello finale.
Gli importi per singola prestazione stanno nella pagina prezzi della devitalizzazione e non dentro questo testo, dove non avrebbero alcun riferimento al tuo caso.
Un secondo parere ha senso quando ti propongono di togliere qualcosa che non fa male, quando nessuno ti ha mostrato una lastra, quando le alternative non sono state nominate. Portare con te le immagini che hai già evita di ripeterle.

Il Dott. Cristiano Spallanzani, che qui si occupa di conservativa, endodonzia e chirurgia orale. Fa la diagnosi, esegue il trattamento e ti rivede ai controlli: non ci sono passaggi di mano fra una seduta e l'altra.
Quando la valutazione porta verso la chirurgia, il passaggio al Dott. Edoardo Palla, Direttore Sanitario e iscritto all'Albo degli Odontoiatri di Pisa dal 2004, avviene nella stessa struttura, con la documentazione già completa.
Se non sei mai stato qui, il punto di partenza resta la prima visita: si guarda tutta la bocca, non solo il punto che fa parlare di sé.

Il caso che vediamo di più è un uomo intorno ai quarant'anni che lavora al polo ospedaliero di Cisanello e arriva dopo tre notti con l'antidolorifico sul comodino. Un molare inferiore, una carie vecchia sotto un'otturazione. Da Cisanello a Ghezzano sono pochi minuti, fuori dalla ZTL: visita in pausa pranzo, trattamento nei giorni successivi.
La seconda è una donna sui cinquanta che arriva da Cascina o da Fornacette prendendo la FI-PI-LI fino all'uscita Pisa Nord-Est. Porta un preventivo di estrazione e impianto per un molare devitalizzato vent'anni fa e vuole sapere se esiste un'alternativa prima di rinunciarci. Spesso il ritrattamento è praticabile, e lo dicono le immagini.
La terza arriva dalla Valgraziosa, da Calci, o dai paesi lungo l'Aurelia verso Vecchiano: persone che non possono tornare tre volte in una settimana. Con loro si concentrano visita, lastra e terapia quando la situazione lo consente, riducendo i viaggi e lasciando l'auto nel parcheggio davanti allo studio.

Aprire i condotti di un elemento che non ne ha bisogno e accanirsi su uno che non si può salvare sono due errori speculari. Ecco i casi in cui lo diciamo subito, alla visita.






Un'otturazione o una devitalizzazione hanno un prezzo per dente, che dipende da quanto dente resta e da quanti canali ha.
Il preventivo è scritto e ti viene consegnato al termine della prima visita, prima che inizi qualsiasi trattamento: sai cosa comprende, cosa non comprende e in quante sedute si svolge.
Per i trattamenti che si sviluppano in più fasi il pagamento segue le fasi, secondo quanto concordato prima di iniziare. Le spese odontoiatriche sono detraibili nella dichiarazione dei redditi nella misura prevista dalla legge, con fattura e pagamento tracciabile.
Il preventivo scritto, consegnato dopo la visita, resta l'unico documento che vale per il tuo caso.
050 9910086 · Rispondiamo Lunedì – Giovedì, 9:00 – 13:00 e 15:30 – 19:30 · Venerdì, 8:30 – 13:30 · Sabato, 9:00 – 13:00
Un consulto per endodonzia a Pisa: la visita serve a capire, non a decidere per te. Parlarci non ti impegna.
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Sì, e succede più spesso di quanto si creda. Un condotto rimasto non pulito o un'infiltrazione sotto la vecchia ricostruzione riaccendono l'infezione. Una lastra dice se il ritrattamento è praticabile.
Si lavora in anestesia locale e durante la seduta non arriva dolore. Il ricordo spiacevole di molte persone riguarda i giorni precedenti, quando l'infiammazione era attiva.
Con la chiusura provvisoria conviene andarci piano per qualche giorno, evitando cibi duri e appiccicosi. Con la ricostruzione definitiva si torna a masticare normalmente.
Non è automatico. Serve in presenza di infezione diffusa o in specifiche condizioni di salute, e lo decide il medico dopo la visita. Da solo non risolve un problema che sta sotto lo smalto.
Sì, e un'infezione lasciata correre comporta più rischi del trattamento. Tempi, posizione in poltrona e protezioni si concordano tenendo conto del trimestre e del parere del ginecologo.
Perché senza polpa la struttura è più rigida e si frattura con più facilità sotto il carico. Nei settori posteriori una copertura distribuisce la forza e riduce il rischio di perdere tutto.
In molti casi sì, se l'infezione lo permette e se l'anatomia è lineare. Quando serve una medicazione di passaggio, invece, si divide in due appuntamenti a distanza di giorni.
La prima riguarda qualcosa mai aperto prima. Il secondo riguarda un lavoro già fatto: si rimuove il vecchio materiale, si cerca la causa del fallimento e si richiude. Richiede in genere più tempo.
No. Nella maggior parte dei casi si riassorbe da solo una volta eliminata l'infezione. La chirurgia dell'apice si valuta soltanto quando la lesione persiste nonostante un lavoro eseguito correttamente.
Sì, ed è utile: evitano esami ripetuti e permettono di confrontare la situazione di oggi con quella di qualche anno fa. Se sono troppo vecchie o poco leggibili, si integrano.
Molti anni, se la ricostruzione sopra è adeguata e se l'igiene regge. La causa più frequente di fallimento non è la terapia in sé, ma una carie nuova sul bordo del restauro.
Si telefona allo 050 9910086 o si scrive su WhatsApp al 351 8207758 spiegando da quanto dura il fastidio. Lo studio riceve dal lunedì al sabato mattina in Via Giosuè Carducci 51 a Ghezzano, con parcheggio davanti.
Quando il quadro clinico lo consente sì: visita, immagini e terapia nello stesso appuntamento. Si valuta al telefono, perché dipende dall'anatomia e dallo spazio in agenda.
Le altre pagine dello studio di Ghezzano su questo tema, con il medico che le segue.