Parodontologia a Ghezzano
Dopo i quarant'anni si perdono più denti per le gengive che per la carie. È un dato poco intuitivo, perché la carie fa male e la parodontite quasi mai: quando comincia a farsi sentire, una parte dell'osso non c'è già più.

I segni che vengono ignorati
Il sangue quando ci si lava i denti non è normale e non è «gengive delicate». È il segno che c'è un'infiammazione, ed è quasi sempre il primo campanello.
Poi arrivano l'alito che non passa, la sensazione che i denti siano più lunghi, gli spazi neri che compaiono fra un dente e l'altro, la mobilità. Ogni gradino di questa scala corrisponde a osso che se n'è andato e che non torna da solo.
La buona notizia è che la malattia si può fermare a qualunque gradino. Quella meno buona è che non si torna indietro: si stabilizza dove si è arrivati.
La diagnosi si fa con la sonda, non a occhio
La parodontite si misura. Con una sonda millimetrata si controlla la profondità del solco attorno a ogni dente, in più punti, e si registra su una cartella. Insieme alle radiografie, quella mappa dice dov'è il problema e quanto è avanzato.
È un esame che richiede tempo, ed è anche il documento con cui si misureranno i risultati fra sei mesi. Senza una rilevazione iniziale, dire che la situazione è migliorata è un'impressione.
La terapia
Il primo passo è la rimozione del tartaro sotto gengiva, seduta per seduta, in una o più volte a seconda dell'estensione. Non è la pulizia dei denti: si lavora sotto il margine, dove lo strumento non arriva durante un'igiene ordinaria, e dove serve si esegue in anestesia locale.
Dopo alcune settimane si rivaluta con la stessa sonda. Nella maggior parte dei casi le profondità si sono ridotte e si passa alla fase di mantenimento. Dove restano tasche profonde si valuta un intervento chirurgico mirato su quelle zone.
La parte che decide l'esito è quella che avviene fuori dallo studio, ogni giorno, e su questo non c'è modo di essere diplomatici: senza un'igiene domiciliare che funzioni, la terapia si disfa.
Il mantenimento, che non è una pulizia annuale
Chi ha avuto una parodontite non torna a essere una persona che fa l'igiene una volta l'anno. Gli intervalli si stabiliscono in base alla situazione, e sono più corti perché servono a intercettare le ricadute prima che siano visibili.
È il motivo per cui in studio i richiami vengono programmati insieme al paziente e non lasciati alla memoria di nessuno dei due.
Domande frequenti
Le gengive che sanguinano guariscono da sole?
L'infiammazione superficiale può rientrare con un'igiene corretta. Se il sanguinamento persiste oltre qualche settimana, serve una valutazione: potrebbe esserci tartaro sotto gengiva che nessuno spazzolino raggiunge.
L'osso perso si può ricostruire?
In alcune situazioni selezionate sì, con tecniche rigenerative su difetti di forma favorevole. Non è la regola: l'obiettivo della terapia è fermare la perdita, e già questo cambia la prognosi dei denti.
La parodontite è ereditaria?
Esiste una predisposizione familiare, ma non è una condanna: incide su quanto rapidamente la malattia avanza, non sul fatto che si possa controllare.
Prenota una visita di valutazione
Lo studio è in Via Giosuè Carducci 51, Ghezzano. Puoi chiamare lo 050 9910086 negli orari di apertura (Lunedì – Venerdì 9:00 – 19:00 · Sabato 9:00 – 13:00) oppure lasciare i tuoi contatti qui sotto.
