
Pisa · Igiene dentale e detartrasi
3 modi di raschiare il tartaro che danneggiano la gengiva




La risposta breve
Come raschiare il tartaro senza rovinare le gengive: cosa succede davvero in una seduta di igiene nello studio di Ghezzano, a Pisa.
- Chi risponde
- Dott. Antonio Rizzica, igienista dentale dello studio di Pisa
- Per chi
- Chi arriva da Pisa (alle porte della città)
- Pubblicato
- 8 ottobre 2026 · 7 min di lettura
Non sostituisce una valutazione clinica individuale: la tua situazione si vede in visita.
Hai una domanda sul tuo caso?
Lascia nome e telefono: ti richiamiamo dallo studio negli orari di apertura (Lunedì – Giovedì, 9:00 – 13:00 e 15:30 – 19:30 · Venerdì, 8:30 – 13:30 · Sabato, 9:00 – 13:00). Chi preferisce sceglie subito giorno e ora dal calendario.
Come raschiare il tartaro da soli non è una domanda con una risposta buona: il tartaro è calcificato e aderisce allo smalto e alla radice, quindi non si stacca con le unghie, con uno stuzzicadenti o con gli uncini venduti online. Si rimuove in una seduta di igiene, con strumenti sonici e manuali, sotto controllo.
Sono il Dott. Antonio Rizzica, igienista dentale: in Via Giosuè Carducci 51 a Ghezzano, alle porte di Pisa, mi occupo di igiene e prevenzione.
Si può raschiare il tartaro da soli a casa?
No, e il motivo non è la difficoltà: è che lo strumento sbagliato lascia il segno sulla gengiva molto prima di toccare il deposito.
Il tartaro non è sporco morbido. È placca che si è mineralizzata, si è saldata allo smalto e spesso scende sotto il bordo gengivale.
Chi cerca come raschiare il tartaro ha in mano una di queste quattro cose, e tutte e quattro fanno un danno diverso:
- Gli uncini venduti online. Hanno la punta tagliente e nessun controllo: sullo smalto incidono righe dove la placca poi si attacca meglio.
- Lo stuzzicadenti. Si sfibra fra i denti e spinge i residui dentro il solco gengivale, invece di portarli fuori.
- Il bicarbonato strofinato. Abrade la superficie, schiarisce qualche macchia e non sposta di un millimetro il deposito calcificato.
- L'unghia. Stacca solo i frammenti già mobili e lascia intatto l'anello duro attorno al collo del dente.
Il risultato tipico lo vedo in poltrona: gengiva infiammata in un punto solo, smalto segnato, tartaro ancora lì.
Come si toglie il tartaro in una seduta di igiene?
Si lavora per settori, con l'ultrasuono che frantuma il deposito, poi con strumenti manuali che rifiniscono il bordo, e in chiusura con la lucidatura.
Prima di cominciare rilevo dove c'è placca, dove la gengiva sanguina e quanto tartaro sta sopra o sotto il bordo. Il sondaggio parodontale lo eseguo quando me lo indica l'odontoiatra dello studio.
Poi l'ultrasuono. La punta vibra e l'acqua raffredda: il tartaro si frattura e viene via a pezzi, senza bisogno di forza. Dove il deposito è sottile uso strumenti manuali affilati, che seguono la curva della radice.
La lucidatura finale non è un dettaglio estetico: una superficie liscia trattiene meno placca nei giorni successivi. È la parte che fa durare il lavoro. Tutto questo è la seduta di igiene dentale e detartrasi dello studio.
Hai una domanda sul tuo caso?
Lascia nome e telefono: ti richiamiamo dallo studio negli orari di apertura (Lunedì – Giovedì, 9:00 – 13:00 e 15:30 – 19:30 · Venerdì, 8:30 – 13:30 · Sabato, 9:00 – 13:00). Chi preferisce sceglie subito giorno e ora dal calendario.
Che differenza c'è fra un kit da casa e gli strumenti dello studio?
La differenza non è la punta: è sapere dove sta il tartaro, quanto scende e quando fermarsi.
- La visuale. In poltrona la bocca è illuminata, asciutta e specchiata; davanti al lavandino vedi meno della metà delle superfici.
- L'acqua. L'ultrasuono lavora raffreddato e lava via i frammenti, mentre a secco il dente si scalda.
- L'angolo. Uno strumento manuale si appoggia con un'inclinazione precisa sulla radice, non si infila a caso nel solco.
- Il limite. So quando un deposito non è più lavoro mio e va riferito all'odontoiatra dello studio.

Quando non serve raschiare nulla e basta correggere lo spazzolino?
Quando quello che vedi è placca di pochi giorni: lì l'alternativa più semplice funziona davvero, e sono spazzolino e filo usati bene.
Placca e tartaro non sono la stessa cosa. La placca è morbida e la togli tu; diventa tartaro in un paio di giorni, e da quel momento non è più questione di volontà.
Quindi, prima di cercare strumenti: controlla il colletto dei denti davanti in basso, dove il tartaro arriva prima. Se la patina va via con lo spazzolino, non ti serve altro. Se resta ruvida e grigia, non insistere con la punta.
Ci sono poi bocche dove raschiare in casa è proprio da evitare: gengive che sanguinano al minimo tocco, radici esposte, protesi e impianti dentali con il loro bordo delicato.
Perché il tartaro sotto la gengiva non lo raggiungi mai da solo?
Perché sta sotto il bordo, su una superficie che non vedi e che nessun manico casalingo può seguire.
Il tartaro sottogengivale è l'altro tartaro: più scuro, più duro, attaccato alla radice. Produce un alito che non cambia con il collutorio, e in quei casi conviene leggere anche la pagina sul trattamento dell'alito cattivo.
Quando il deposito ha già fatto scendere l'osso, l'igiene da sola non basta e il percorso passa dalla cura della parodontite, su piano dell'odontoiatra. Chi porta un apparecchio accumula più in fretta: con l'ortodonzia in corso i richiami si stringono.
Come si arriva a Ghezzano per una seduta di igiene?
Siamo in Via Giosuè Carducci 51 a Ghezzano, frazione di San Giuliano Terme: fuori dalla ZTL di Pisa, con il parcheggio davanti allo studio.
Dal centro di Pisa, da Porta a Lucca e da Cisanello si arriva in pochi minuti senza entrare in zona a traffico limitato. Chi viene da Cascina, da Fornacette o da Vicopisano usa la FI-PI-LI con l'uscita Pisa Nord-Est.
Da Vecchiano e da Migliarino la strada è l'Aurelia; da Calci si scende dalla Valgraziosa.
Siamo aperti dal lunedì al giovedì 9-13 e 15:30-19:30, il venerdì 8:30-13:30 e il sabato 9-13: la mattina del sabato è la fascia che scelgono quasi tutti i pazienti che lavorano. Trovi le altre guide pensate per chi si cura a Pisa nell'area dedicata.
Ogni quanto si riforma il tartaro dopo averlo tolto?
Nella maggior parte delle bocche il deposito ricomincia a indurire in due o tre giorni e torna visibile dopo qualche mese: per questo esistono i richiami.
La frequenza non è uguale per tutti. Chi ha saliva ricca di minerali, chi fuma, chi ha denti affollati o gengive già sofferenti rifà tartaro più in fretta.
Dopo la seduta ti lascio due o tre indicazioni mirate, non un elenco: l'inclinazione dello spazzolino nel punto dove sanguina, la misura giusta dello scovolino, l'ordine fra filo e spazzolino. Sono indicazioni che pesano più dello strumento che si compra.
Il primo passo è una visita dall'odontoiatra dello studio, che guarda la bocca e dice se serve una seduta di igiene o altro: chiama 050 9910086 oppure fissa l'appuntamento su https://prenota.adamanti.it/prenota/pisa.
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Igiene dentale e detartrasi a Pisa
Quello che hai letto vale in generale; il tuo caso si vede in visita. La pagina del trattamento spiega come si svolge in Via Giosuè Carducci e chi lo segue.
Da dove si parte, per chi arriva da Pisa
Dove siamo e da dove arrivano i pazienti
Domande frequenti: 3 modi di raschiare il tartaro che danneggiano la gengiva
1. Raschiare il tartaro fa male?
2. Posso usare gli uncini per tartaro che si trovano online?
3. Il tartaro raschiato in casa torna più in fretta?
4. Come capisco se è tartaro o una macchia di caffè?
5. Quante volte all'anno serve una seduta di igiene?
Cosa dicono i pazienti
Personale gentile e disponibile. Staff medico altrettanto gentile, disponibile e trasmette tranquillità. Da consigliare
Ottimo studio molto bravi, competenti e molto puliti, professionalità al top. Consigliatissimo
Mi sono affidata alle cure dello studio del Dottor Edoardo Palla ed ho trovato professionalità, competenza e accoglienza. Mi hanno ridato il sorriso! Grazie, Cristiana Coppini
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