Trauma dentale in bici a Calci: i primi trenta minuti contano
Un dente scheggiato o uscito del tutto dopo una caduta: cosa fare sul posto, come conservare il frammento e perché mezz'ora pesa sulla prognosi.
Un dente scheggiato o uscito del tutto dopo una caduta: cosa fare sul posto, come conservare il frammento e perché mezz'ora pesa sulla prognosi.
Un dente scheggiato o uscito del tutto dopo una caduta: cosa fare sul posto, come conservare il frammento e perché mezz'ora pesa sulla prognosi.
Dott. Cristiano Spallanzani, odontoiatra dello studio di Ghezzano, Pisa. Pubblicato il 12 agosto 2026 · 7 min di lettura.

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Se cadi e un dente si scheggia, cerca il pezzo per terra e tienilo bagnato. Se un dente esce per intero, non lavarlo sotto il rubinetto: mettilo nel latte, o rimettilo tu nel suo posto entro pochi minuti. Quello che succede nella prima mezz'ora pesa sulla prognosi più di qualunque cosa io possa fare dopo.
Sono il Dott. Cristiano Spallanzani. Mi occupo di conservativa ed endodonzia, cioè della parte del lavoro che serve a tenere in bocca un dente che qualcuno ha già dato per perso. Dal Monte Pisano — Calci, la Valgraziosa, i sentieri che salgono verso la Verruca — arriva una quota di traumi che d'estate si vede ogni settimana. Bici, quasi sempre. A volte una pallonata al campo, a volte uno scivolone sul bagnato in discesa.
E il problema, nove volte su dieci, non è il trauma. È l'ora che passa fra il trauma e la prima decisione.
Se il dente si è rotto e trovi il pezzo, raccoglilo. Non è sentimentalismo: un frammento di smalto e dentina si può riattaccare al dente da cui viene, e nessuna ricostruzione in resina restituisce la stessa trasparenza del pezzo originale.
Due regole e basta. Se è sporco di terra, un risciacquo veloce va bene. Poi va tenuto umido — nel latte, in soluzione fisiologica, in un bicchiere d'acqua se non hai altro: mai in un fazzoletto asciutto in tasca.
Un frammento che si disidrata per ore si può ancora incollare, ma diventa più opaco e il colore stacca. Si vede.
Qui cambia tutto, e cambia in fretta.
Prendilo dalla corona, cioè dalla parte bianca che di solito vedi. Mai dalla radice, e soprattutto non strofinarla: su quella superficie ci sono le cellule del legamento che tengono il dente attaccato all'osso, e sono l'unica cosa che decide se quel dente resterà lì o verrà riassorbito nel giro di qualche anno.
Se è caduto nella polvere, due secondi di risciacquo sotto un filo d'acqua, senza sfregare.
Poi la scelta migliore che esista in quel momento è rimetterlo tu nel suo alveolo, spingendolo delicatamente fino a portarlo alla stessa altezza dei vicini, e mordere su un fazzoletto pulito per tenerlo fermo. Fa impressione. È anche la cosa che dà a quel dente le probabilità più alte.
Se non te la senti — e capita spesso, soprattutto se la persona è tua figlia e sta piangendo — allora il dente va nel latte.
Non nell'acqua: l'acqua è la peggiore delle soluzioni possibili fra quelle a portata di mano, perché fa scoppiare le cellule della superficie radicolare. Il latte tiene, la soluzione fisiologica tiene, la saliva tiene abbastanza. L'acqua no.
Poi chiami. Non l'indomani.
Non rimandare la valutazione: raccontaci il tuo caso e ricevi un piano di cura scritto, con le alternative possibili.
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Non esiste un cronometro che a trenta minuti fa scattare qualcosa. È una curva, non un interruttore.
Le cellule del legamento parodontale che restano attaccate alla radice sopravvivono finché sono umide. Fuori dalla bocca e all'asciutto si asciugano rapidamente, e da quel momento in poi ogni minuto conta meno del precedente ma toglie qualcosa.
Un dente reimpiantato entro la prima mezz'ora ha una storia clinica diversa da uno reimpiantato dopo tre ore, anche se il gesto tecnico che faccio io è identico.
Questa è la ragione per cui, in un trauma dentale, la persona più importante non è il dentista. È chi era lì.

Va detto con chiarezza, perché è la domanda che tutti fanno appena si siedono: quel dente si salva?
Non lo so. E chi te lo dice con certezza il giorno stesso ti sta raccontando una cosa che non può sapere.
Dopo un trauma la polpa del dente può reagire in tre modi: riprendersi, morire subito, oppure morire in silenzio dopo sei mesi o due anni. I test di sensibilità fatti nelle prime settimane danno spesso falsi negativi, perché il nervo è in uno stato di shock temporaneo.
Per questo il percorso dopo un trauma non è una visita, sono controlli programmati a distanza, con radiografie di confronto: si guarda se la radice si sta accorciando, se all'apice compare qualcosa, se il colore della corona vira.
C'è poi un punto su cui i colleghi non la pensano allo stesso modo, e sarebbe scorretto presentarlo come una regola condivisa: quando devitalizzare un dente reimpiantato.
Una scuola apre il dente entro i primi dieci giorni per prevenire il riassorbimento infiammatorio; un'altra aspetta e monitora, per non trattare una polpa che magari si sarebbe ripresa.
Dipende dall'età del paziente, da quanto tempo il dente è rimasto fuori, e da com'era la radice prima. Nei ragazzi giovani con radice ancora aperta si tende ad aspettare di più. Io decido caso per caso, e lo dico che è una scelta discutibile, non un protocollo.
Un limite di questa sede va detto lo stesso, perché riguarda proprio i traumi: se a battere il dente è un bambino piccolo e il dente è da latte, qui non c'è un medico dedicato a quella fascia d'età.
La regola generale la sai già — un dente da latte uscito non si rimette mai al suo posto, perché si rischia di danneggiare il permanente che sta sotto — ma la valutazione va fatta da chi quei pazienti li segue, o al pronto soccorso.
Chi scende da Calci o da Montemagno ci mette poco più di dieci minuti, e non deve attraversare la città: Ghezzano è sul lato est, prima di Pisa, fuori dalla zona a traffico limitato. Davanti allo studio si parcheggia. Lo stesso vale se arrivi da Vicopisano o da Uliveto lungo la strada del Monte Pisano.
La radiologia è in sede, quindi la lastra si fa nella stessa seduta e non ti mando in un altro centro con un dente in mano.
E c'è una stanza separata dalle sale, dove si parla e basta: dopo un trauma serve, perché le informazioni date in piedi accanto al riunito, con la bocca ancora anestetizzata, non se le ricorda nessuno.
Chi va in mountain bike sul Monte Pisano il casco lo mette. Il paradenti quasi nessuno.
Non è un obbligo e non lo vendo come tale, ma se scendi sui sentieri con una certa frequenza o giochi a contatto, è una cosa di cui parlare in visita: costa molto meno di un incisivo.
Quasi certamente no, hai fatto la cosa giusta. Anche se non è perfettamente in asse, si corregge dopo: l'importante era rimetterlo nell'osso quando le cellule erano ancora vive. Poi va comunque stabilizzato, e serve una radiografia per controllare la posizione e l'osso intorno.
Portalo comunque. Riattaccarlo si può ancora provare, il legame regge, ma un pezzo disidratato tende a schiarirsi e a stonare rispetto al resto del dente: nel giro di qualche settimana a volte riprende colore, a volte no. Se il risultato estetico non convince, si passa a una ricostruzione in conservativa e non si è perso niente ad averci provato.
No. Un dente che dopo un colpo si muove più degli altri ha subito qualcosa a livello del legamento o dell'osso, e il dolore non è un buon indicatore: molte lussazioni fanno poco male nelle prime ore.
La visita in giornata serve a capire se va stabilizzato, e la radiografia a escludere una frattura della radice, che a occhio non si vede.
È il segnale tipico di una polpa che non ce l'ha fatta, e no, non è tardi: è esattamente il caso in cui si interviene con l'endodonzia, spesso recuperando anche buona parte del colore. Il dente scuro dopo un vecchio trauma è una delle situazioni che si risolvono meglio, purché non ci si aspetti di risolverla ignorandola.
Studi Dentistici Dott. Edoardo Palla — Via Giosuè Carducci 51, Ghezzano (Pisa). Lunedì – Giovedì, 9:00 – 13:00 e 15:30 – 19:30 · Venerdì, 8:30 – 13:30 · Sabato, 9:00 – 13:00. Telefono 050 9910086.
Come si svolge urgenze dentali nello studio di Via Carducci a Ghezzano, chi lo segue, quando non è la scelta giusta e le domande più frequenti.

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