Denti del giudizio a Cascina: quando toglierli e quando lasciarli
A vent'anni la domanda è sempre la stessa. La risposta non dipende dall'età, ma da quanto spazio hanno e da quanto riesci a pulirli.
A vent'anni la domanda è sempre la stessa. La risposta non dipende dall'età, ma da quanto spazio hanno e da quanto riesci a pulirli.
A vent'anni la domanda è sempre la stessa. La risposta non dipende dall'età, ma da quanto spazio hanno e da quanto riesci a pulirli.
Dott. Edoardo Palla, direttore sanitario dello studio di Ghezzano, Pisa. Pubblicato il 11 agosto 2026 · 7 min di lettura.

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Un dente del giudizio non si toglie perché è un dente del giudizio. Si toglie quando non ha spazio, quando non riesci a pulirlo o quando sta danneggiando il molare che gli sta davanti. Se è spuntato per intero, sta dritto e lo spazzolino ci arriva, il motivo per operarlo non esiste.
Sono il Dott. Edoardo Palla e mi occupo di chirurgia orale e implantologia nello studio di Ghezzano. Da Cascina e da Navacchio arrivano molti ragazzi fra i diciotto e i venticinque anni, quasi sempre con la stessa frase in apertura: me li devo togliere?
C'è un'idea diffusa che a una certa età quei quattro denti vadano tolti e basta, come una tappa obbligata. Non è così.
L'età conta per un motivo solo, e indiretto: intorno ai vent'anni le radici non hanno ancora finito di formarsi e l'osso è più elastico, quindi un'estrazione che si decide di fare tende a essere più lineare rispetto alla stessa estrazione fatta a quaranta.
È un argomento sul quando, se si è già deciso il se. Non è un argomento sul se.
Il criterio vero è un altro, ed è doppio: quanto spazio ha quel dente, e quanto è pulibile nella vita reale — non nella settimana in cui uno si impegna, ma nei dieci anni successivi.
I denti del giudizio arrivano per ultimi, quando l'arcata ha già distribuito il posto a tutti gli altri. A volte lo trovano. A volte no.
Quando lo trovano, spuntano per intero, si allineano dietro al secondo molare e lavorano come qualunque altro dente. Non c'è nulla da fare, se non passarci lo spazzolino come sugli altri.
Quando non lo trovano, le strade sono due. Il dente resta completamente dentro l'osso, sepolto e sigillato, senza comunicazione con la bocca: in molti casi è una situazione che si può tenere sotto controllo negli anni con una radiografia periodica, senza toccare niente.
Oppure — ed è la situazione che dà più problemi di tutte — spunta a metà: una parte di corona fuori, una parte coperta da un lembo di gengiva.
Quel lembo è il problema.
Sotto la gengiva che copre metà dente si crea uno spazio in cui i residui entrano e non escono. Lo spazzolino non ci arriva. Il filo nemmeno.
Il risultato è un'infiammazione che va e viene: qualche giorno di gonfiore e dolore, la zona che pulsa, a volte la difficoltà ad aprire bene la bocca. Poi passa.
E qui succede l'equivoco più comune: siccome passa, si archivia come episodio isolato. Ma fra un episodio e l'altro quello spazio continua a esistere, e continua a essere sporco.
Ci sono due danni collaterali che vedo con regolarità. Il primo è la carie sulla faccia posteriore del secondo molare, cioè il dente sano che sta davanti: è una carie in una posizione difficile da vedere e difficile da ricostruire, e a volte costa un dente buono per colpa di un dente inutile.
Il secondo è l'osso che si perde intorno a quella tasca, che poi non torna.
Non rimandare la valutazione: raccontaci il tuo caso e ricevi un piano di cura scritto, con le alternative possibili.
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La panoramica è il primo esame e si fa qui, nella stessa seduta della visita: la radiologia è in sede, quindi non ti mando in un altro centro e non ci si rivede fra dieci giorni per guardare insieme una lastra.
Da quell'immagine si legge molto. L'inclinazione del dente, quanto è coperto, il rapporto con il molare davanti, e soprattutto la distanza dal canale in cui passa il nervo che dà sensibilità al labbro inferiore. Quando quel rapporto è stretto, o quando l'immagine è ambigua, serve un esame tridimensionale prima di decidere come intervenire.
E qui va detta una cosa onesta. Anche con una radiografia nitida, quanto è aderente la radice all'osso e quanto quel dente farà resistenza si sanno con precisione solo mentre lo si sta togliendo. Si può stimare bene, non prevedere al minuto.
C'è poi un punto su cui i colleghi non la pensano allo stesso modo, e sarebbe scorretto raccontarlo come se ci fosse un consenso: cosa fare con un giudizio incluso, completamente sepolto, che non ha mai dato un sintomo.
Una scuola preferisce toglierlo da giovani, in previsione di problemi futuri e di un'estrazione che a cinquant'anni sarà più impegnativa.
Un'altra sostiene che operare un dente che non ha mai disturbato significhi esporre a un rischio chirurgico certo per un beneficio ipotetico. Io sto nel secondo gruppo, salvo segnali specifici sulla radiografia — ma è una posizione, non un dato. Se un altro professionista ti dice il contrario, non ti sta ingannando.

L'intervento si fa in anestesia locale e la durata dipende tantissimo da quanto il dente è incluso: un giudizio già spuntato è una cosa, uno coricato sotto l'osso è un'altra.
Quello che conta saperlo prima è il decorso. Il gonfiore raggiunge il massimo intorno alla seconda giornata e poi cala: se il terzo giorno è peggio del secondo è normale, se il quinto è peggio del terzo bisogna che ci sentiamo.
Il dolore si gestisce con un antidolorifico da banco, secondo il foglietto illustrativo o il consiglio del farmacista. Freddo dall'esterno nelle prime ore, niente sciacqui vigorosi il primo giorno, niente fumo.
Due cose vanno dette in visita e non dimenticate: se prendi anticoagulanti o antiaggreganti, e se hai fatto o stai facendo terapie con bifosfonati o farmaci simili per l'osso. Cambiano la pianificazione. Non sono dettagli.
Se vuoi capire meglio come lavoriamo sulle estrazioni complesse, la pagina della chirurgia orale racconta il percorso per intero.
Tenerlo non vuol dire ignorarlo. Vuol dire due cose concrete: che quella zona entra nel giro dei controlli e delle sedute di igiene professionale, perché è il punto in cui si formano per primi i depositi che nessuno spazzolino raggiunge, e che ogni tanto si rifà una radiografia per vedere se qualcosa si è mosso.
Un dente del giudizio dritto e sano, in una bocca che si pulisce, è un dente in più. In qualche caso diventa persino utile: se in futuro si perde il molare davanti, avere l'ultimo elemento ancora lì cambia le opzioni protesiche.
Si prende la Tosco-Romagnola e poi la variante: Ghezzano è sul lato est, prima della città, quindi non si attraversa il centro e non si ha a che fare con la zona a traffico limitato. Davanti allo studio si parcheggia.
Il sabato mattina siamo aperti fino all'una, che per chi studia o lavora in settimana è spesso l'unica finestra praticabile.
Se hai una panoramica fatta altrove negli ultimi due anni, portala: se è leggibile si usa quella e non se ne rifà una uguale. Se non ce l'hai in mano, chiedila allo studio che l'ha eseguita — è tua, e basta domandarla.
No, e quasi mai è la scelta più sensata. Si valuta uno per uno: capita spesso che due vadano tolti e due si possano tenere. Quando invece la decisione riguarda tutti e quattro, si può fare in due sedute, un lato per volta, così mastichi sempre da qualche parte.
Se sono spuntati per intero, stanno dritti e li pulisci, sì: si tengono e si controllano. Se sono semi-coperti, il fatto che oggi non facciano male dice poco, perché il danno al dente vicino comincia in silenzio. Una valutazione con radiografia mentre tutto tace serve proprio a distinguere i due casi, e dura una seduta.
Per un'estrazione lineare, in genere si torna alle attività normali il giorno seguente, evitando sforzi fisici per qualche giorno. Per un dente incluso il gonfiore dei primi due o tre giorni può essere più evidente. Se hai un esame o un impegno che non si sposta, dimmelo quando fissiamo: si sceglie il momento insieme.
È l'idea più diffusa e anche la più discussa: non c'è accordo sul fatto che sia lui a spingere gli incisivi. L'affollamento degli anta dipende da più fattori e succede anche a chi i giudizi non li ha mai avuti.
Se il tuo problema è l'allineamento, la risposta va cercata in una valutazione ortodontica, non in un'estrazione fatta per prudenza.
Studi Dentistici Dott. Edoardo Palla — Via Giosuè Carducci 51, Ghezzano (Pisa). Lunedì – Giovedì, 9:00 – 13:00 e 15:30 – 19:30 · Venerdì, 8:30 – 13:30 · Sabato, 9:00 – 13:00. Telefono 050 9910086.
Come si svolge estrazione denti del giudizio nello studio di Via Carducci a Ghezzano, chi lo segue, quando non è la scelta giusta e le domande più frequenti.

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