Accompagnare un genitore dal dentista: cosa portare da Vecchiano
Chi accompagna un anziano arriva con una domanda semplice e una borsa vuota. Cosa serve davvero in visita, elenco dei farmaci compreso.
Chi accompagna un anziano arriva con una domanda semplice e una borsa vuota. Cosa serve davvero in visita, elenco dei farmaci compreso.
Chi accompagna un anziano arriva con una domanda semplice e una borsa vuota. Cosa serve davvero in visita, elenco dei farmaci compreso.
Dott. Edoardo Palla, direttore sanitario dello studio di Ghezzano, Pisa. Pubblicato il 12 agosto 2026 · 7 min di lettura.

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Chi accompagna un genitore alla visita porta quasi sempre una domanda sola: «la dentiera si muove, la rifacciamo?». Nella maggior parte dei casi la protesi non è rotta e non va rifatta: va adattata al terreno che nel frattempo è cambiato. Ma quella risposta si può dare solo con in mano tre cose, e in genere non le ha portate nessuno.
Sono il Dott. Edoardo Palla, mi occupo di implantologia, chirurgia orale, protesi e gnatologia, e ricevo qui a Ghezzano. Da Vecchiano, da Migliarino e da Nodica arriva un buon numero di persone accompagnate da un figlio, e quasi sempre è il figlio a prendere l'appuntamento, a guidare e a fare le domande. Vale la pena spiegargli cosa serve prima che parta.
Non è una lista lunga. È che quasi nessuno la fa.
C'è una quarta cosa che non sta in borsa ed è più importante delle altre tre: sapere chi decide. Se la persona è lucida decide lei, e chi accompagna fa l'autista. Se non lo è del tutto, serve che in stanza ci sia chi se ne occupa davvero, non il parente che passava di lì.
Questa è la parte che viene sottovalutata di più, e non è burocrazia.
Alcune classi di farmaci molto comuni dopo i settant'anni modificano concretamente quello che si può fare e come. Gli anticoagulanti e gli antiaggreganti cambiano la gestione di un'estrazione e a volte il momento in cui la si fa. I cortisonici presi a lungo incidono sulla guarigione. E poi ci sono i bifosfonati e i farmaci simili usati per l'osteoporosi, spesso prescritti anni prima da un altro specialista: vanno dichiarati anche se la terapia è finita da tempo, perché contano lo stesso quando si tocca l'osso.
Nessuno di questi impedisce di curarsi. Cambiano il come e il quando, e a volte fanno nascere una telefonata al medico curante prima di fissare un intervento di chirurgia orale. Il problema non è il farmaco: è scoprirlo il giorno stesso, a poltrona occupata.
Un modo semplice per non sbagliare: chiedi al medico di base la stampa della terapia in corso. È un foglio, lo fa in due minuti, e vale più di mezz'ora di ricostruzione a memoria in sala d'attesa.
Non rimandare la valutazione: raccontaci il tuo caso e ricevi un piano di cura scritto, con le alternative possibili.
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Sotto una protesi rimovibile la cresta ossea si riduce lentamente negli anni. È fisiologico. Quindi un manufatto che il giorno della consegna calzava bene, dopo un po' appoggia su una forma diversa da quella per cui era stato costruito.
Nella maggior parte dei casi si rifà solo la parte che appoggia — si chiama ribasatura — e il resto resta quello. Non sempre basta, però: quando la cresta si è ridotta troppo non c'è più superficie su cui scaricare la masticazione, e allora il discorso si sposta su altre soluzioni di protesi. Quale delle due sia il caso, onestamente, non si sa al telefono e non si capisce dalla frase «si muove». Si guarda.
C'è un errore che si fa in buona fede, per aiutare: il figlio risponde al posto del genitore. Comincia con una cosa piccola — «no, quello non gli dà fastidio» — e finisce che la persona che ha il problema in bocca non ha parlato per venti minuti.
Io faccio l'opposto e a volte risulta scomodo. Le domande le faccio a chi sta sulla poltrona, e aspetto la sua risposta anche quando arriva lentamente. Chi accompagna serve dopo: per i farmaci, per le date, per ricordarsi cosa è stato detto quando saranno tornati a casa e la memoria della visita si sarà accorciata.
Qui c'è una stanza separata in cui non si visita nessuno, si parla e basta. La usiamo apposta per queste conversazioni: il piano si spiega lì, seduti, con il foglio davanti e senza il riunito acceso alle spalle. Se serve, la stessa spiegazione si ripete a chi non era presente.

Vale la pena dirlo, perché a un certo punto la domanda arriva: conviene stabilizzare una protesi su impianti in una persona di ottant'anni?
Non c'è una risposta di categoria, e chi te la dà in trenta secondi sta semplificando.
Dipende dallo stato di salute generale e dalle terapie in corso, da quanto osso è rimasto, da quanto quella persona è disposta a tornare per i controlli negli anni e — non è un dettaglio minore — da quanto la situazione attuale le pesa davvero.
Ho visto persone di ottantacinque anni gestire benissimo un percorso lungo e persone di sessanta per cui non era la strada giusta. L'età anagrafica, da sola, dice poco.
Si scende lungo la SS12 e in un quarto d'ora circa si è qui. Ghezzano è già fuori Pisa, sul lato est: non si attraversa la città, non si entra nella zona a traffico limitato e davanti allo studio si parcheggia.
Con un genitore che cammina piano, quei due dettagli valgono più di qualsiasi altra cosa.
La radiologia è in sede, quindi l'esame si fa nella stessa seduta e non c'è un secondo viaggio in un altro centro. Le sale operative sono quattro: l'agenda ha margine, e se la prima visita fa emergere qualcosa da guardare subito spesso si riesce a farlo lo stesso giorno invece di rimandare di due settimane.
Il sabato mattina siamo aperti fino all'una. Per chi accompagna e lavora, di solito è l'unico orario che non costa un permesso.
Apri un foglio e scrivi tre righe: i farmaci in corso, l'ultima volta che è stato fatto un controllo dalle parti della bocca, e la frase esatta con cui tuo padre o tua madre descrive il fastidio — le parole sue, non le tue.
Poi guarda nei cassetti se c'è una vecchia radiografia o la protesi precedente.
Quel foglio e quel cassetto valgono la prima mezz'ora di visita. Il resto lo mettiamo noi.
Sì, se la persona è d'accordo, e serve soprattutto alla fine: quando si spiega cosa si è visto e cosa si propone, due paia di orecchie tengono meglio di uno. Durante la visita però lascia rispondere lui o lei, anche se ci mette più tempo di quanto ne metteresti tu.
No, e il motivo è pratico: un punto di pressione costante produce prima o poi una piccola lesione della mucosa, e finché quella non è guarita non si può prendere un'impronta nuova.
Chi aspetta si trova quindi a dover curare una cosa in più prima di poter risolvere quella per cui era venuto. Il momento utile per farla guardare è quando il fastidio comincia, non quando diventa quotidiano.
Certo, la visita si fa in ogni caso. Quella terapia va dichiarata perché entra nella valutazione di eventuali interventi sull'osso, non perché sia un ostacolo alla diagnosi. Portala scritta, con l'indicazione di quando è iniziata e se è ancora in corso.
Tessera sanitaria e, se c'è, la documentazione di cure precedenti. Non serve altro. Se qualcosa manca si comincia lo stesso: si recupera dopo, non è un motivo per rimandare l'appuntamento.
Studi Dentistici Dott. Edoardo Palla — Via Giosuè Carducci 51, Ghezzano (Pisa). Lunedì – Giovedì, 9:00 – 13:00 e 15:30 – 19:30 · Venerdì, 8:30 – 13:30 · Sabato, 9:00 – 13:00. Telefono 050 9910086.
Come si svolge prima visita e check-up nello studio di Via Carducci a Ghezzano, chi lo segue, quando non è la scelta giusta e le domande più frequenti.

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