Come si legge un preventivo dal dentista, voce per voce

Nella maggior parte dei casi chi arriva in studio con un preventivo in mano non ha capito cosa ha davanti, e non è colpa sua. Un foglio con una riga e un totale non si può giudicare: non perché nasconda qualcosa, ma perché mette insieme prestazioni che avvengono in momenti diversi e che possono anche non avvenire tutte.
Sono il Dott. Edoardo Palla e ricevo a Ghezzano. Metto in fila cosa deve comparire in un piano di cura, perché sia leggibile da chi lo deve firmare.
Un preventivo non è un listino
La prima cosa da chiarire è che un piano di cura descrive un percorso, non un acquisto. Ha una sequenza, ha delle fasi che dipendono da come va la precedente, e ha dei punti in cui si può cambiare strada.
Ne consegue che il documento dovrebbe raccontare quella sequenza. Se la riassume in una parola sola, chi legge non può sapere a che punto potrà fermarsi, cosa succede se una fase non va come previsto, e quali passaggi sono già decisi e quali no.
Le voci che devono essere separate
Prendiamo il caso più frequente, una riabilitazione su impianti. Le voci che devono comparire distinte sono almeno queste:
- l'eventuale rigenerazione dell'osso, se il volume non basta
- l'inserimento dell'impianto
- il pilastro e la corona che ci va sopra
- le sedute di igiene e i controlli previsti nel percorso
Non è una richiesta pignola. Sono cose che accadono a mesi di distanza l'una dall'altra, e che in alcuni casi non accadono affatto: la rigenerazione si decide dopo aver visto l'osso, e non tutte le situazioni la richiedono.
Le alternative vanno scritte anche quando non sono la proposta
Questo è il punto che distingue un piano di cura da un'offerta commerciale. Quasi sempre esiste più di una strada: un impianto o un ponte, una corona o una ricostruzione diretta, una protesi fissa o una rimovibile.
Ognuna ha conseguenze diverse — su quanto tessuto sano si tocca, su quanto dura il percorso, su cosa si potrà ancora fare fra dieci anni. Scriverle tutte, anche quella che non si consiglia e perché non la si consiglia, è ciò che permette al paziente di scegliere invece di accettare.

Il consenso informato non è una firma di rito
Insieme al preventivo, prima o poi, arriva il consenso informato. Viene percepito come un modulo burocratico da firmare per poter cominciare, e invece è il documento in cui sta scritto cosa si farà, cosa può non andare come previsto e cosa si fa in quel caso.
Va letto prima, con il tempo per leggerlo, e le domande vanno fatte in quel momento. Un consenso firmato in piedi al bancone, mentre si aspetta il resto, non ha svolto la funzione per cui esiste.
Nel nostro studio i piani di cura si discutono in una stanza che non è la sala operativa: seduti, vestiti, con le immagini davanti. Sembra un dettaglio organizzativo, ma spiegare un percorso a una persona semisdraiata con il tovagliolo al collo è il modo più sicuro perché non venga capito.
Le cose che in un preventivo non dovrebbero esserci
Ce ne sono tre, e vale la pena riconoscerle.
La prima è la scadenza. «Valido fino al…» appartiene al linguaggio commerciale, non a quello clinico: una necessità di cura non scade a fine mese.
La seconda è la promessa di risultato. Nessuno può garantire quanto durerà un lavoro, perché la durata dipende in larga parte dall'igiene e dai controlli negli anni successivi, cioè da qualcosa che avviene fuori dallo studio.
La terza è il totale unico che abbiamo visto all'inizio: se c'è, chiedere che venga diviso è legittimo, ed è utile a entrambi.
Cosa fare concretamente
Se hai un preventivo che non riesci a leggere, tre passaggi bastano quasi sempre.
Chiedi che le voci vengano separate per fase. Chiedi quali alternative sono state valutate e perché sono state scartate. Chiedi quali passaggi dipendono da cosa si troverà durante il percorso.
Se dopo queste tre domande il quadro resta confuso, un secondo parere non è un atto di sfiducia verso chi ti ha visitato: è il modo normale di prendere una decisione che riguarda gli anni che vengono. Porta con te le radiografie, perché senza quelle qualunque confronto resta un'opinione.
Per come lavoriamo qui, il piano di cura è scritto, ha le alternative dentro, e le domande si fanno prima di firmare. Se vuoi capire cosa è meglio per la tua situazione, il punto di partenza è una visita.

Dott. Edoardo Palla
Direttore Sanitario · Albo Odontoiatri di Pisa n. 427
Si occupa di implantologia, chirurgia orale, protesi, parodontologia, gnatologia nello studio di Via Giosuè Carducci 51, Ghezzano.
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