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Blog · Persone e famiglia

Ortodonzia da adulti: cosa cambia rispetto ai quindici anni

Si parte da una bocca che ha già una storia di otturazioni, corone e gengive ritirate. Non è la stessa terapia dei ragazzi, e il percorso comincia da un altro punto.

La guida del paziente

In breve

Si parte da una bocca che ha già una storia di otturazioni, corone e gengive ritirate. Non è la stessa terapia dei ragazzi, e il percorso comincia da un altro punto.

Dott.ssa Anna Samaritani, ortodontista dello studio di Ghezzano, Pisa. Pubblicato il 4 agosto 2026 · 7 min di lettura.

Ortodonzia a Pisa: render clinico della pagina del trattamento

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Le risposte, una per una

  • Una parte crescente dei pazienti ortodontici sono adulti che da ragazzi non hanno fatto nulla, o che hanno fatto e poi hanno visto i denti tornare indietro. La domanda con cui arrivano è quasi sempre la stessa: sono fuori tempo massimo?

    Sono la Dott.ssa Anna Samaritani e mi occupo di ortodonzia nello studio di Ghezzano. La risposta breve è no. Quella lunga riguarda in che cosa la terapia è diversa.

  • Non si parte dai denti, si parte dalle gengive

    Questa è la differenza principale. In un ragazzo di quindici anni la bocca è nuova: si guarda la posizione dei denti e si comincia.

    In un adulto si parte da una bocca che ha una storia — otturazioni, corone, a volte denti mancanti, spesso gengive che si sono ritirate. Quella storia condiziona tutto il piano, e per questo il percorso comincia da una valutazione parodontale e non dall'impronta.

    Il motivo è concreto: un dente con supporto osseo ridotto si può muovere, ma più lentamente e con forze minori. E una parodontite ancora attiva va stabilizzata prima, non durante: muovere denti in un tessuto infiammato accelera la perdita di osso invece di migliorare la situazione.

  • Fisso o trasparente non è la prima domanda

    Quasi tutti arrivano con questa domanda già pronta. È la seconda. La prima è cosa deve muoversi e di quanto, perché è quello che dice quali strumenti possono farlo.

    Ci sono movimenti che gli allineatori trasparenti gestiscono molto bene e altri per cui l'apparecchio fisso resta più prevedibile. Un professionista che risponde «trasparente» prima di aver visto le radiografie sta scegliendo lo strumento prima del problema.

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Per approfondire

  • Gli allineatori, senza slogan

    Sono una serie di mascherine costruite su misura, che si sostituiscono a intervalli regolari e spostano i denti per gradi. Il vantaggio pratico è che si tolgono per mangiare e per lavarsi i denti, e questo rende l'igiene molto più semplice — cosa che negli adulti conta il doppio, proprio per la questione delle gengive.

    Lo svantaggio sta nello stesso punto. Funzionano se restano in bocca il numero di ore previsto. Chi le porta poche ore al giorno non ottiene un risultato più lento: ne ottiene uno diverso da quello progettato, perché la sequenza delle mascherine presuppone che ogni passaggio sia stato completato.

    Sala operativa dello studio di Ghezzano
  • Quando l'ortodonzia serve ad altro

    Non tutti i percorsi ortodontici negli adulti nascono da ragioni estetiche. Una parte serve a preparare il terreno ad altro.

    Raddrizzare un dente inclinato verso uno spazio vuoto, per esempio, permette di sostituire il dente mancante senza compromessi. Aprire o chiudere uno spazio prima di un lavoro protesico cambia il risultato che si può ottenere. In questi casi l'ortodonzia è una fase, non il fine.

    È anche il motivo per cui in studio ci si parla: se il piano prevede implantologia o protesi, la sequenza delle fasi va decisa insieme e non a pezzi.

  • La contenzione decide se il risultato rimane

    Quando lo spostamento è finito, i denti tendono a tornare verso la posizione di partenza. È un comportamento fisiologico dei tessuti, non un fallimento della terapia, e negli adulti è particolarmente evidente.

    Per questo alla fine si applica una contenzione: un filo dietro i denti, una mascherina notturna, spesso entrambe. Va portata per il tempo indicato e controllata negli anni.

    Chi la considera un accessorio facoltativo, tre anni dopo si ritrova al punto di partenza — ed è la ragione più frequente per cui una persona che «ha già fatto l'apparecchio da ragazza» ne parla di nuovo a quarant'anni.

  • Quanto dura

    Dipende dall'entità dei movimenti, e una stima realistica si dà dopo la valutazione radiografica, non prima. Chi dà un tempo preciso al telefono sta indovinando.

    Quello che si può dire è che la stima viene riverificata ai controlli, e che se il percorso si allunga il motivo va spiegato. Per una valutazione si parte dalla pagina contatti.

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