Due impianti vicini: il triangolo nero fra le corone
Due impianti dentali vicini: quando servono davvero, la distanza fra loro e la gengiva che resta. Te lo spiego nel mio studio a Ghezzano, Pisa.
Due impianti dentali vicini: quando servono davvero, la distanza fra loro e la gengiva che resta. Te lo spiego nel mio studio a Ghezzano, Pisa.
Due impianti dentali vicini: quando servono davvero, la distanza fra loro e la gengiva che resta. Te lo spiego nel mio studio a Ghezzano, Pisa.
Dott. Edoardo Palla, direttore sanitario dello studio di Ghezzano, Pisa. Pubblicato il 4 ottobre 2026 · 7 min di lettura.

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Due impianti dentali vicini si possono mettere, e quando mancano due denti affiancati è spesso la strada giusta. Il punto non è il numero delle viti, ma la distanza fra loro: senza qualche millimetro di osso in mezzo, la gengiva fra le due corone si abbassa e lascia un triangolino scuro. A volte una sola vite con un ponte corto regge meglio.
Sono il Dott. Edoardo Palla e in Via Carducci, a Ghezzano, mi occupo di implantologia.
Fra una vite e l'altra servo circa tre millimetri di osso, e almeno un millimetro e mezzo fra un impianto e il dente naturale accanto.
Non è una misura da manuale per fare gli scrupolosi. È lo spazio che tiene su la gengiva in mezzo. Se due impianti vicini finiscono troppo stretti, l'osso fra loro si riassorbe e la gengiva lo segue.
Cosa guardo prima di decidere:
Quando i millimetri non ci sono, l'alternativa non è forzare. Si aggiunge osso, oppure si cambia progetto.
Perché la papilla, quel triangolino di gengiva fra un dente e l'altro, ha bisogno di osso sotto per restare alta.
Fra due denti naturali la papilla ha due appoggi. Fra due impianti ne ha molti meno, e il livello osseo fra le viti scende di qualche decimo di millimetro nel primo anno. È fisiologia, non un errore.
Per questo, su due denti vicini che mancano nella zona anteriore, parlo sempre del punto critico prima di operare. Nei settori posteriori il problema è quasi solo igienico. Davanti si vede.
Non rimandare la valutazione: raccontaci il tuo caso e ricevi un piano di cura scritto, con le alternative possibili.
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La soluzione meno invasiva viene prima: se uno dei denti vicini è già coperto da una corona, un ponte dentale appoggiato a un impianto solo può chiudere lo spazio con una chirurgia sola.
Ha senso anche in altri casi. Se l'osso in alto è poco e il paziente non vuole affrontare un rialzo del seno mascellare, mettere una vite sola nel punto dove l'osso c'è è una scelta ragionevole.
Ci sono poi situazioni in cui rimando: gengive infiammate, parodontite non trattata, igiene ancora da sistemare. Prima si spegne l'infiammazione. L'implantologia viene dopo, mai prima.
E se mancano molti denti di fila, il discorso cambia del tutto: lì non si ragiona più a coppie.
Con una TAC Cone Beam e una simulazione del progetto, perché a occhio la distanza fra due impianti vicini non si misura.
Sulla TAC dentale vedo l'osso in tre dimensioni: spessore, altezza, dove passa il nervo, quanto è vicino il seno mascellare. Da lì decido diametri e posizioni.
Poi una domanda semplice: le due corone saranno separate o unite? Due corone unite si puliscono peggio, ma scaricano meglio il carico. Non c'è una risposta valida per tutti.

Solo se le viti sono stabili al momento dell'inserimento e la zona lo permette.
Il carico immediato funziona bene quando l'osso è denso e il progetto è pulito. Su due impianti affiancati metto spesso provvisori non in funzione: ci sono, si vedono, ma non masticano per le prime settimane.
Quando la stabilità iniziale è scarsa, aspetto. Qualche settimana in più non toglie nulla al risultato finale. Una vite caricata presto e male, invece, si perde.
No, e questo è il punto che pesa di più nel lungo periodo.
Fra due corone su impianto lo spazio è diverso: il filo normale spesso non entra, lo scovolino sì. Ogni paziente esce dallo studio sapendo quale misura usare, perché la perimplantite comincia proprio lì, nello spazio che nessuno pulisce.
I controlli di igiene degli impianti li programmo in genere ogni sei mesi, con una radiografia di confronto una volta l'anno. Non è burocrazia: l'osso che scende si vede prima sulla lastra che allo specchio.
Soprattutto persone che lavorano o passano a Pisa e cercano uno studio raggiungibile senza entrare in città.
Siamo in Via Giosuè Carducci 51 a Ghezzano, San Giuliano Terme, con il parcheggio davanti e fuori dalla ZTL di Pisa. L'ospedale di Cisanello è a meno di 3 km: chi lavora lì, o chi esce da una visita, arriva in pochi minuti. Porta a Lucca e il centro sono altrettanto vicini.
Da Cascina, Vecchiano, Calci, Vicopisano e Fornacette si arriva con la FI-PI-LI o con l'Aurelia senza attraversare il traffico cittadino. Chi studia o insegna all'università spesso sceglie il venerdì mattina.
Siamo aperti dal lunedì al giovedì 9-13 e 15:30-19:30, il venerdì 8:30-13:30, il sabato 9-13.
Il primo passo è una visita: guardiamo insieme la zona, misuriamo l'osso e ti dico con franchezza se due viti affiancate sono la scelta sensata o se basta meno. Puoi chiamare lo 050 9910086 o scegliere un orario su https://prenota.adamanti.it/prenota/pisa.
Non di per sé, ma richiedono più precisione nella posizione. Il margine di errore è minore perché va rispettata la distanza fra le due viti e fra ciascuna vite e il dente naturale. Con una pianificazione sulla TAC il rischio si riduce molto.
Il riferimento clinico più usato è di circa tre millimetri fra le superfici delle due viti. Sotto questa misura l'osso in mezzo tende a riassorbirsi e la gengiva perde appoggio. La distanza si verifica in fase di progetto, non durante l'intervento.
Sì, è il ponte su impianto singolo. Funziona bene quando lo spazio da chiudere è contenuto e quando il dente vicino è già da ricostruire. Valuto caso per caso quale delle due strade sollecita meno l'osso.
Si può ridurre lavorando su posizione delle viti, forma delle corone e gestione dei tessuti, ma non esiste una garanzia valida per tutti. Dipende molto da quanto osso c'era in partenza. Nei settori posteriori raramente è un problema estetico.
Nella maggior parte dei casi fra tre e sei mesi, in base alla densità dell'osso e al fatto che sia stato aggiunto innesto. Nel frattempo si porta un provvisorio. Le tempistiche precise le definisco dopo la TAC.
A volte sì, quando entrambe le sedi sono pronte e non serve rigenerare osso. Due viti affiancate si inseriscono nella stessa seduta, con un unico post-operatorio. Se una delle due zone richiede un innesto, preferisco separare i tempi.
In genere una visita con TAC, la seduta chirurgica, un controllo a una settimana, poi gli appuntamenti protesici. Cerchiamo di accorpare gli spostamenti per chi arriva dai comuni intorno a Pisa, usando il venerdì mattina o il sabato.
Capita raramente, ma può succedere. In quel caso la vite si rimuove, la zona guarisce e dopo qualche mese si rivaluta l'inserimento. L'altro impianto, se stabile, resta e viene usato nel nuovo progetto protesico.
Come si svolge implantologia dentale nello studio di Via Carducci a Ghezzano, chi lo segue, quando non è la scelta giusta e le domande più frequenti.

Chiama lo 050 9910086 negli orari di apertura, lascia nome e telefono, oppure scegli giorno e ora dal calendario. Parlarci non ti impegna.
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