Osso mancante in arcata superiore: il seno si abbassa
Impianti dentali senza osso arcata superiore: cosa guardo prima, quando serve il rialzo del seno e come si decide a Ghezzano, Pisa.
Impianti dentali senza osso arcata superiore: cosa guardo prima, quando serve il rialzo del seno e come si decide a Ghezzano, Pisa.
Impianti dentali senza osso arcata superiore: cosa guardo prima, quando serve il rialzo del seno e come si decide a Ghezzano, Pisa.
Dott. Edoardo Palla, direttore sanitario dello studio di Ghezzano, Pisa. Pubblicato il 30 settembre 2026 · 8 min di lettura.

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Chi cerca «impianti dentali senza osso arcata superiore» quasi mai ha zero osso: ha pochi millimetri fra la cresta e il seno mascellare, che dopo la perdita dei denti tende ad abbassarsi. Quei millimetri si misurano, e dalla misura dipende la strada: viti più corte, viti inclinate oppure un innesto che restituisce altezza.
Sono il Dott. Edoardo Palla e nello studio di Via Giosuè Carducci 51, a Ghezzano, mi occupo di implantologia.
Perché sopra i denti posteriori superiori c'è una cavità piena d'aria e, quando il dente non c'è più, il pavimento di quella cavità scende verso la cresta occupando lo spazio lasciato libero.
È il motivo per cui l'osso mancante, in arcata superiore, arriva da due direzioni. La cresta si consuma dall'alto verso il basso perché nessuna radice la sollecita più. Il seno si abbassa dal basso verso l'alto. Fra i due, a volte, resta una lamina di tre o quattro millimetri.
Il tempo conta. Un molare superiore perso da dieci anni e mai sostituito ha in genere meno altezza di uno perso l'anno scorso, a parità di tutto il resto.
Poi c'è la qualità. L'osso della mascella è più spugnoso di quello della mandibola: trattiene meno la vite nel momento in cui la inserisco. Per questo qui programmo con più margine.
Non lo dice il paziente e non lo dice una panoramica: lo dicono i millimetri di una TAC tridimensionale, letti punto per punto sotto il seno.
La panoramica schiaccia le strutture su un piano. Racconta se un dente c'è o non c'è, non quanto è larga la cresta né dove passa esattamente il pavimento del seno. Una TAC Cone Beam invece misura.
Sui numeri si decide tutto il resto: gli impianti dentali in alto si programmano sulle misure, non sulle impressioni.
Non rimandare la valutazione: raccontaci il tuo caso e ricevi un piano di cura scritto, con le alternative possibili.
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Nella maggior parte dei casi non serve, e prima ancora dell'impianto va detta la cosa più semplice: se i denti che restano reggono, un ponte o una protesi mobile ben fatta possono risolvere senza chirurgia.
Quando invece l'impianto è la scelta giusta, l'innesto si evita in tre modi. Viti più corte dove i millimetri bastano. Viti inclinate che cercano l'osso davanti al seno. Oppure un rialzo minimo nella stessa seduta dell'inserimento.
Ci sono anche casi in cui rimando. Parodontite attiva non curata, fumo pesante, diabete non compensato, terapie che rallentano il rimodellamento osseo: prima si sistema quello. Quando l'altezza è davvero minima, il rialzo del seno mascellare diventa il passaggio obbligato, con i suoi tempi.

Solo se le viti sono stabili appena inserite: il requisito è la tenuta iniziale, non il calendario.
Il carico immediato regge quando l'impianto, subito dopo l'inserimento, non si muove di un decimo. Nella mascella spugnosa questa condizione si verifica meno spesso che in basso.
Quando non c'è, metto una provvisoria che non appoggia sugli impianti e aspetto. Tre o quattro mesi in genere, più a lungo dopo un innesto.
Con l'arcata superiore completamente senza denti si lavora spesso con quattro o sei impianti inclinati, appoggiati sull'osso anteriore, dove il seno non arriva.
È la logica dell'All-on-4: invece di ricostruire osso dove il seno si è abbassato, si cercano gli spessori ancora presenti e si distribuisce il carico. Sopra si avvita una dentiera fissa, che il paziente non toglie.
Non tutti i casi la ammettono. Se anche l'osso anteriore è consumato, si torna a valutare innesti e tempi lunghi. Lo dico in visita, con la TAC davanti.
Lo studio è in Via Carducci a Ghezzano, fuori dalla ZTL di Pisa, con il parcheggio davanti all'ingresso: dal centro sono poco più di tre chilometri.
Da Cisanello e da Porta a Lucca si arriva in pochi minuti, e questo pesa per chi lavora in ospedale o all'università e si sposta solo in una pausa. Chi viene da Cascina, Fornacette o Vicopisano usa la FI-PI-LI; da Vecchiano si entra da nord con l'Aurelia.
Gli orari sono lunedì-giovedì 9-13 e 15:30-19:30, venerdì 8:30-13:30, sabato 9-13. Il sabato mattina è la fascia che scelgono i pazienti di San Giuliano Terme e di Calci.
Una prima valutazione implantare dura in genere quaranta minuti, TAC compresa se serve farla subito.
Con controlli regolari e un'igiene mirata: intorno a una vite la gengiva si infiamma in silenzio, senza il dolore che avvisa su un dente naturale.
La pulizia degli impianti non è la manovra di una detartrasi normale: strumenti diversi, sondaggi intorno alla vite, controllo radiografico dell'osso a distanza. Due richiami all'anno sono la base, tre con una storia di parodontite.
Chi ha impianti in alto ha una ragione in più per non saltarli. Dove l'osso era già scarso, un millimetro perso conta il doppio.
Il primo passo è una visita con la TAC letta insieme: in mezz'ora capisci quanto osso hai sotto il seno, se serve un innesto e quanto tempo chiede. Puoi chiamare il 050 9910086, scrivere su WhatsApp al 351 8207758 o fissare l'appuntamento su https://prenota.adamanti.it/prenota/pisa
Dipende da quanti millimetri restano sotto il pavimento del seno. Fino a una certa altezza si usano viti più corte o inclinate; sotto quella soglia serve guadagnare spazio con un innesto. La TAC dice quale delle due strade è praticabile nel tuo caso.
Quando il rialzo è minimo, innesto e impianto possono andare nella stessa seduta. Se la ricostruzione è più ampia si aspetta che l'osso maturi: in genere quattro-sei mesi. È un'attesa che serve alla tenuta, non una formalità.
Si programma in anestesia locale e la sensibilità della zona viene controllata prima di iniziare. Nei giorni successivi gonfiore e senso di pressione sulla guancia sono frequenti, e si gestiscono con le indicazioni che lascio per iscritto. Quanto fastidio si avverta varia da persona a persona.
La panoramica è utile come primo sguardo, ma appiattisce le strutture e non misura lo spessore della cresta. Per programmare impianti in arcata superiore serve un esame tridimensionale. Senza quei numeri, qualunque piano resta un'ipotesi.
Dove l'altezza è ridotta, gli impianti corti sono una soluzione usata di routine, purché la protesi sopra sia disegnata di conseguenza. Contano la distribuzione e il rapporto con il carico masticatorio. Il parametro che guardo non è la lunghezza da sola.
Il fumo riduce la vascolarizzazione e complica soprattutto la guarigione degli innesti nella mascella. Non è un divieto automatico, ma nei casi con innesto chiedo una riduzione reale nelle settimane intorno all'intervento. Se non è possibile, valutiamo soluzioni che chiedono meno rigenerazione.
Spesso sì, ancorandola a un numero limitato di impianti; in alcune situazioni si può passare a una protesi avvitata che non si toglie. La valutazione parte dall'osso residuo e dalla forma del palato. In visita ti dico quale delle due è possibile.
In genere si lavora con quattro-sei impianti, qualcuno in più quando l'osso è spugnoso o l'arcata è ampia. Il numero non è un obiettivo in sé: dipende da dove l'osso è ancora utilizzabile. Due casi con radiografie simili possono avere piani diversi.
Come si svolge implantologia dentale nello studio di Via Carducci a Ghezzano, chi lo segue, quando non è la scelta giusta e le domande più frequenti.

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